La Cedronella del Talvena
No, non ho scoperto all'improvviso una passione smisurata per la montagna, tipo quelle svolte esistenziali dei quarantenni. Sono da sempre la negazione dello sport, non mi piace fare fatica (specialmente cardio), odio i vertical. Ogni tanto mi cimento in qualche giretto solo perché qualcuno mi porta.
Tempo condiviso con una persona speciale, salute per il corpo (tutte cose buone e giuste) ma il premio per me ieri era vedere la montagna del Peron da dietro; quella cosa lì che brilla dentro e innesca un moto. Solo che per poter vedere cosa c'è dietro, cosa c'è sotto, bisogna salire.
Spronarsi alla fatica, è questo che facciamo, ma senza costrizioni (nessuno strappo nella volta celeste): ci spinge la forza dell'autenticità, del benessere che con-sideriamo di raggiungere.
La cima della Talvena oggi non l'abbiamo conquistata: sarà per un'altra volta, quando le condizioni saranno più favorevoli. Intanto sappiamo quanto ci vuole, e comunque ho abitato l'angolo che cercavo.
PS: fra i soliti tronchi - cortecce - legni, i soliti bucaneve - anemoni - primule, ho incontrato (e non era ancora successo mai) la farfalla della primavera: una presenza sfacciatamente solitaria ed esuberante, propria delle creature tenaci che, attraversate le asperità, giungono a sfolgorare cose nuove.
* "La Cedronella (Gonepteryx rhamni) è una delle farfalle più longeve e resistenti d'Europa, famosa per essere tra le prime ad apparire a fine inverno, annunciando la primavera".
Ieri così, insomma. Oggi mi sono sgolata anche per le madonnine mute che piovono insieme ai compiti e ai virus (irrisorie e colpevoli stille nel male del mondo).
























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