La Fergi

Ha scelto di andare via proprio nel mese di marzo, come la nonna. La stessa chiesa, lo stesso banco; è stato l'addio più vicino al primo e più grande per noi. È quando manca una mamma. 

L'ho sempre ammirata, la Fernanda, per tutte le cose che ha coltivato nella sua vita al Peron, pur senza muoversi mai dalla casa ai piedi della montagna. Le lettere alle amiche lontane, gli aggiornamenti costanti con la sua terra di origine, l'occhio attento alla bellezza delle piccole cose, la conferma che la vera ricchezza è dentro, è la libertà dell'anima, che tutto può sempre e ovunque. 

Ci sono consapevolezze e insegnamenti che assimiliamo senza che ce ne rendiamo conto, sedimentano nel cuore e poi tornano, di continuo, mentre siamo impegnati nella vita. Frasi e momenti, fotogrammi che diventano parte di noi e ci guidano: le cose buone che restano per sempre. 



La Fernanda si fermava a guardare i fiordalisi che crescevano sul bordo della strada di casa nostra, quando tornavamo a piedi dalla bottega. Io li cerco ancora, sempre. E da vecchia mi immagino anche io con gli occhiali, in un salottino come il suo, con la scrivania piena di cartoline, lettere, riviste. E un gatto, almeno. La passione per i gatti credo proprio che ci sia stata infusa da lei, una venerazione tramandata per osmosi a tutte le sue persone.

E poi sono arrivata a Fodom, a scoprire un nuovo sentimento condiviso: un filo intrecciato di nigritelle e fiori di campo. Ogni volta che sono lassù immagino lei bambina, ragazza, coi suoi occhi verde-nocciola che quando ricordavano i prati fioriti d'alta quota si riempivano di nostalgica meraviglia. Ecco, lei sapeva meravigliarsi per un nonnulla, e anche questo credo sia un suo lascito prezioso, o un'affinità che riconosco in lei, non so. 

Le piante grasse sono rimaste alla mamma e a mia sorella; a tutte noi, donne del suo perimetro di muretti a secco ed eriche in fiore, lo stesso bagaglio di memorie. È un modo di vivere, quello che possiamo recuperare quando pensiamo a lei, il suo modo di stare in pace, seduta su una panchina, nonostante tutto. 

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