La città splendente



Belluno etimologicamente significa "città splendente"; il suo nome sarebbe composto dalle radici protoindoeuropee *bel- che rimanda all'idea di "brillare"/"splendente"/"bianco" (legata al dio del sole Beleno, divinità protoceltica venerata tra le popolazioni pre-romane dell'arco alpino orientale) e  -dunum, "centro fortificto su un'altura".

Beleno (Bel, Belenus, Belinus, Belin con le sue infinite varianti di forma) era il Dio solare e luminoso protettore del bestiame e delle acque. Il suo culto, legato alla guarigione, alla rinascita, alla fertilità e al fuoco come elemento trasformatore, era diffuso in tutta la Gallia fino alle isole Britanniche, e in particolare è testimoniato fra i Paleoveneti delle alpi orientali, dal Trentino, al Veneto, alla Carnia, al Friuli. 

Aquileia è una delle prime città (forse proprio la prima?) che ho visitato da bambina con i miei genitori e nella quale siamo tornati, io e mio marito, si potrebbe dire, guidati dal caso (se il caso fosse ammesso), in un pomeriggio di primavera, prima di nascere come genitori. La pioggia scrosciava sulla basilica e su tutte le cose, antiche e nuove. 

Ritorniamo, ma mai precisamente dove siamo stati: torniamo altrove.

Aquileia fu il fulcro di un sincretismo religioso naturale che vide la fusione delle tradizioni locali con la religione romana. Qui Beleno avrebbe avuto il suo tempio, irradiato di luce apollinea.

Respiriamo nelle chiese e nella nostra cultura, una promiscuità sterminata e imperitura. Bellunesi, Veneti, Italiani, Europei, abitanti del mondo, popoli di ogni tempo, siamo tutti figli della medesima luce; energia che si muove e si trasforma, sempre.




Beltane (il nome deriva dall'antico irlandese Beletene o Beltaine, che significa "fuoco luminoso") è la festa della luce splendente che cade proprio nei primi giorni di maggio (bealtaine è anche il nome del mese di maggio in irlandese), fra l'equinozio di primavera e il solstizio d'estate: la festa "di mezza estate". Si aggiusta nel mio cuore l'annosa dissonanza di una stagione soliva che comincia proprio quando i giorni tornano a farsi più corti. Non è un errore della scuola, perché qualunque sistemazione sarebbe imperfetta. Quell'incongruenza, quella sensazione di imprecisione, di conti che non tornano, era dovuta solamente al pensiero, che si voleva ingabbiare in una struttura logico-consequenziale, ma che tendeva comunque a sviare, a un certo punto. Era come se pretendessimo di trovare nel mondo un'esattezza misurabile, e tuttavia non riuscissimo a trovare dei confini precisi, un inizio, una fine. Era il sentore di un movimento che non sta nell'ordine che abbiamo cercato di dargli; l'intuizione della vita che smargina, straripa, lambisce, si infiltra, muore e rinasce, fluida, incessante. Un ciclo continuo, il ciclo delle stagioni: l'andare e il venire, un togliere che è già darsi, fine che è anche inizio.

Non capiamo sostanzialmente una cosa se non riusciamo a situarci nel movimento complessivo in cui essa prende progressivamente forma.

(Adone Brandalise)

La natura lo sa, e lo sapevamo anche noi.



Questo mi ha detto il bagliore di maggio, esuberante e magnifico, sulle nostre colline splendenti. Aveva la tua voce.


Grazie per sempre, Adone 




🚲 più o meno ciclabile 🚲

Mas - Antole - Sois - Salce - Belluno - Col di Salce - Villiago - Triva - Longano - Sedico - Boscon - Roe Basse - Orzes - Mas

Commenti

Post più popolari