Lasciarsi andare
Che non è perdere tempo o essere improduttivi, né trovare qualcosa da fare per non avere il tempo di fare qualcos'altro. È assecondare un bisogno del cuore, che sia di dispersione o di massima concentrazione, di espansione o di raccoglimento, non fa differenza.
Mi hanno regalato diversi quaderni negli anni, anche molto belli, solo che mi chiedevo se li avrei mai più usati, dei quaderni. E invece anche i regali sono senza tempo, come tutte le cose che accadono. Avevo già intuito che era proprio quello di cui avevo bisogno, anche se mi sono accorta solo alla fine di quanto mi fosse mancato il blu della biro sotto la mano. Lo stampatello tradisce una velleità (analogico con prudenza), tuttavia è il sollievo, l'alleggerimento della mente liberata dallo stress visivo che mi ha meravigliata, nonostante l'altissima densità del discorso.
Ho fatto una cosa assolutamente inutile per le leggi di mercato o per quelle non scritte dei ruoli sociali, solo perché volevo farla, perché la sentivo, qui e ora, in un posto che sono io e al di là di me.
Nel frattempo ho scelto di lasciare andare qualcos'altro: alcuni propositi, una tazza nel lavello sporca di caffè, il bicchiere degli spazzolini da svuotare dell'odiosissima viscida acquetta del giorno, il sole splendente e le montagne verdi fuori.
Piccole cose rivoluzionarie in un mondo vecchio per il quale contiamo sempre meno. Ma io è a quello nuovo che sto guardando.
Prendendo appunti ("Iniziazione, meditazione, yoga", Adone Brandalise)










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