Non dite a nessuno che siamo andati al mare
Non dite a nessuno, specialmente alle bambine, che siamo andati al mare. Ma poi alla fine glielo diremo, domani.
La burrasca passa sempre, quindi pago lo scotto necessario, ma non torno indietro.
Il bar ricevitoria tabacchi sulla strada di un paese qualsiasi è un gioiellino che non ti aspetti: tutte donne, un paio di generazioni, forse tre; un piccolo posto dove c'è tutto, in ordine e pulizia: l'estrema cura di ogni cosa. Quanto è bello un lavoro ben fatto!
All'ombra del campanile si sta sempre bene. 1000 e ciapeli anni di torre (è l'anno delle torri rotonde venute su nel mezzo del medioevo, evidentemente) accanto a un turismo che, almeno nell'estetica, si è integrato meglio che altrove.
Il toast farcito più buono di sempre, sento calare la bulimia della vita fino ad oggi.
Una borsa di tela piena di libri che non leggerò perché tu continui a parlare, e se non parli sono io che ho un po' di arretrati da smaltire, piccole scadenze da chiudere, prima del piacere, che poi non arriva mai. Minuzie che si sono sommate, e che forse dovrei lasciar andare.
Ti penso amica, per questa via che avete sicuramente percorso tante volte, due biciclette innamorate. Sorrido alla tua bellezza.
Forse la Clio ha una perdita, dobbiamo cercare dell'olio freni. A Caorle è tutto a portata di mano, tutto vicino, raggiungibile a piedi, eppure lo spazio non manca, l'aria, i giardini, i fiori nella spiaggia, i lotti dimenticati, la laguna, i pescatori. Noi però ci addentriamo nella zona residenziale e poi in quella industriale nel picco del giorno. Villette meticolose, la bici di una strega, questa è la bicicletta di una strega!
Lo so che i programmi erano altri, ma play by ear non me lo dimentico, tanto più che siamo da soli: non saranno certo 10 km in infradito a mezzogiorno con 40 gradi di temperatura a spostarci!
Il sole picchia, due bottiglie d'acqua da un litro e mezzo, i depuratori trasudano sulla statale. Missione compiuta!
Andiamo a provare la macchina ai casoni, voglio vedere i casoni! Dio che bello, parcheggiamo qui sotto gli alberi, torniamo all'ombrellone dalla battigia, e poi stasera uguale per rincasare.
"RISTORANTE da Elio - SPECIALITÀ polenta e pesce" dice un cartello sbiadito su un muro sbiadito. Non vecchio o rovinato, solo un po' accecato dal sole. Prima fermiamoci qui! Abbiamo fatto fame. Un antipasto di pesce lesso, fresco e delicato, spaghetti alle vongole per te, all'anguilla per me. La dovevo provare prima o poi, l'anguilla, e questo è il posto perfetto. Spaghetti numero 3, come quelli che faceva mia nonna, il sugo bene amalgamato, un rosso della casa freddo, anche i nonni lo tenevano in frigo d'estate. La cameriera parla in dialetto e si scusa di continuo con la reverenza di una volta. Le piastrelle dei pavimenti attraversano gli ampliamenti, i decenni. Elio, che poi non è Elio, ma il figlio di Elio. 64 anni fa ereditò un sogno, ed è lui, ottantenne, la moglie in cucina, che prepara i tavoli e riempie le caraffe dietro il banco. Con il caldo che fa, con tutto quello che l'età potrebbe portarsi dietro, lui è qui, e qui è lui. È quella che si chiama vocazione, un talento che continua a sprigionare dai piatti. "È come mangiare a casa", ci dice, "mia moglie cucina come una volta, e chi arriva qui torna sempre". Ho già voglia di tornare, in effetti. "Abbiamo una specialità, gli spaghetti all'anguilla!".
Ecco, per una volta ho scelto bene. Si sceglie bene quando si ascolta il cuore; è il richiamo della laguna a farsi sentire, in quelli che dovevano essere due giorni sul lettino di un hotel, che al massimo ci si alza per prendere una birra.
Attorno ai casoni, le antiche case dei pescatori fatte di legno e canne, i locali abbandonati (splendide baracche all'ombra dei pini, che la gente ci andrebbe matta) però sono relativamente recenti, gli occhi dei gatti e i festoni sbrilluccicano fatiscenti. Il turismo era iniziato qui, poi le scelte politiche influenzano il territorio. Qualcosa mi dice che l'edicola arrugginita potrebbe riaprire.
È finita la vacanzetta delle recensioni Google, che quando siamo al completo non mi do il tempo di fare.
Il tramonto è davanti a noi, fra i campi sterminati, dietro le prime rughe alpine.
Due fratellini guardano la strada dal terrazzo. Tutti i palazzi, tutta la gente, le case che si accendono con le finestre aperte, i lampioni vecchi e le ringhiere scrostate, la fatica del caldo, la fatica di stare insieme, di conoscersi, di mettersi e rimettersi in gioco, la lotta, le ferite, i dolori, le batoste, il fare come meglio si può. Mi commuove l'umanità, e domani chissà.






















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