Le dee dentro la donna
Lo sapevo io che questo libro sarebbe stato da centinaia di sottolineature, orecchie, crocette... e pure rosette! L'ho comprato quattro anni fa con urgenza, ma il suo tempo è arrivato solo in questa estate di buoni propositi che si lasciano acciuffare appena (e quando riesco è sempre così, per un soffio, o tutt'al più in leggero ritardo). Precisamente è arrivato la mattina di giugno e di sole che ho incontrato Laura per caso, e in uno scambio brevissimo e densissimo, come sono quelli fra chi si riconosce, mi ha accennato con entusiasmo ad un lavoro che vorrebbe ispirarsi proprio alle sue pagine; dalla visualizzazione immediata del volume sul comodino al ri-ri-metterlo in valigia sono passate intere settimane. Adoro fluire con l'assestamento naturale delle cose, senza forzature, ed è sempre più grande la meraviglia degli incastri perfetti, del ritmo spontaneo che guida gli eventi. Che molto spesso non è quello che ci si aspetta o ci si auspicherebbe: infatti ignora completamente le pressioni della società e del capitalismo, e questa è una grandissima liberazione.
Nel primo quarantennio della mia vita mi sono sentita giusta e sbagliata infinite volte: alla ricerca fallimentare di una voce, non avevo capito che erano almeno sette quelle che dialogavano dentro di me.
Ho creduto di essere specialmente Estia, fatalmente Afrodite, naturalmente Artemide, fortemente Era, fortuitamente Demetra, appena Persefone, a fulminei tratti Atena.
Figlia artemidea, schiva per boschi con gli occhi alla luna, tenevo un erbario e celebravo rituali privati; fui ragazza affascinata al cospetto della bellissima Afrodite, e donna poi, scalpitante sotto l'egida della madre e della moglie: involontariamente "disattenta" e scostante, il desiderio di "svanire" ancora "nella foresta" e rapidissima sparire, per fuggire alla frustrazione della bistrattata Estia.
Era cercò di imperare, forte del chiacchiericcio sociale, delle aspettative culturali, dei sogni che "vissero per sempre felici e contenti" marchiati sulla pelle dal patriarcato; gli anelli, i cognomi provati sui quaderni, il dono totale di sé: "ovunque andrai ti seguirò", senza riserve. Ma la verde e prepotente "gelosia" si sciolse presto nell'oro della fede, e pur tuttavia rimanevo una "bella addormentata passiva e dipendente". L'innocente Persefone, che avevo intravisto da fanciulla nel gesto spensierato di cogliere fiori campestri, si rivelò spietatamente in tutta la sua "indecisione" di "eterna adolescente" ("facciamo quello che vuoi tu", io so solo "procrastinare"), assolutamente impreparata a muoversi nelle viscere della terra. E così l' "angelo del focolare" dal tempio delle cose sacre si spostò in una casa, dove già Demetra attendeva il suo turno, e divenne un'ideale inarrivabile, uno spettro che la maternità ha suo malgrado trasformato di nuovo; il vento soffiava forte sulla fiammella incerta, sullo stoppino tenace: la saggia e distaccata Estia era stata sconvolta, ma dopo il rischio di una notte buia ha ricominciato ad ardere dell'originaria intimità. Demetra, che infondo era stata evocata quasi per caso dalla coscienza collettiva, aveva aperto un "passaggio stretto e scuro", ineluttabile, tremendo e salvifico insieme. Una madre "colpevole", "risentita e aggressiva" che deve "imparare a dire di no", ad "esprimere la rabbia", a "lasciar andare", io sono, ero di certo; vittima inconsolabile che cerca di prendere le redini, e ogni giorno un po' più vicina, avanza nella desolata tentazione di mollare, le mani costantemente tese, lì lì per afferrarle. Eppure in lei, madre divina, come in Persefone ed Era (le dee vulnerabili, i cui abiti ho davvero desiderato per poi sentirmeli stretti: sempre troppo troppo stretti questi vestiti!), sono insite "le migliori potenzialità di crescita": la "guarigione" è possibile, se assecondiamo gli "umani cambiamenti delle stagioni", se ci troviamo capaci di "crescere attraverso la sofferenza", ché è sempre lì, nella crepa, quando siamo esposte, che si infiltra il potere della trasformazione.
Atena si è risvegliata come un'intuizione proprio mentre mi arrabattavo tra le faccende domestiche, e un senso è arrivato a sorprendermi nell'arte discreta di "aggiustare le cose": giocattoli, utensili, rammendi, strappi dell'anima. Atena mi ha richiamata alla necessità di trovare "lucidità", di "pensare con chiarezza", e allora ho finalmente capito il "rigore" della "ricerca" e della "scrittura": mai prima, se non a sprazzi, avevo conosciuto una così viva curiosità, tantomeno da quando avevo disimparato ad innamorarmi. Ma Afrodite fortunatamente non era confinata nella magica bolla della giovinezza: è riemersa dalla "candida schiuma" del mare portando l'intensità e la passione per un amore nuovo (ma che dico, infiniti amori!), l'eccitazione della scoperta, la coscienza del lavoro creativo, il fascino "di tutto quello che viene dopo", la variabile dietro lo schema. Mi faccio guidare dalla luce dorata della sua coscienza che si posa sulle cose ordinarie a vederne la bellezza, a restituirle in preziosi. Afrodite mi è vicina nelle alchimie che la libertà del cuore rende possibili e mi consolano: disertrice a ore imparo ad abitarmi mentre cerco un modo.
In questo libro ho visto materializzarsi una me, una madre, una sorella, una figlia, una cognata, una cugina, un'amica, un'inseganante, una collega, una vicina di casa. Le infinite combinazioni, gli accostamenti, le contaminazioni, gli accidenti, possono descrivere ogni dinamica, ogni parte del nostro essere, e fare luce sui dolori, sulle repressioni, sui non detti, sui messaggi inascoltati, sulle gabbie in cui siamo entrate senza nemmeno accorgercene. Non può esserci etichetta su una vita in divenire, con buona pace degli incasellatori seriali. Un mio professore di filosofia diceva che "stiamo male quando non siamo liberi, e la libertà è essere noi stessi": darci l'opportunità di diventare quelle che siamo. Scopro che io sono stata realmente tutte le dee, in diverse misure, in diversi momenti, e queste continuano a dialogare secondo le circostanze e gli anni, e va benissimo così. È il femminile che crea e trasforma, cambia e si muove, perdìo, si muove!














Commenti
Posta un commento