Non conoscersi
Sono più di quattro mesi che questa bozza è ferma tra le cose che inizio e non finisco per mancanza di tempo. Passa il Santo e puff, arrivano altri pensieri, altra vita. Un po' mi scoccia, sul momento, ma mi consola averle lì. Poi le butto fuori, perché mi disturba conservarle 'per quando'. Come i cioccolatini mai recapitati ad Antonio, la casetta in ceramica di Paola per Patrick e tutti i regali affettuosi impacchettati in ripostiglio.
Non te l'ho ancora detto, da quel giorno che hai scritto della cerimonia funebre del caro Adone: anche io ero arrivata alla laurea con una tesi mediocre, che nonostante tutto il sentimento che ci avevo messo dentro, col senno di poi non era davvero niente di che, e mi ha fatto molto sorridere leggerlo da te. Mi piace sempre molto leggermi in qualcun altro che in qualche modo mi somiglia. Comunque ci stava: ero pur sempre una povera ignorante e proletaria ragazza di provincia, il mondo scolastico e universitario in progressivo annacquamento. Ma non è questo il punto. Io poi mi sono risolutamente fiondata in una vita ordinaria: l'amore, un lavoro, l'affitto. Cioè sono uscita da me stessa proprio mentre mi stavo trovando. Ho visto una luce e mi sono voltata dall'altra parte, determinata a immergermi nella vita di tutti, quella delle persone "normali", che si alzano la mattina e vanno a lavorare, fanno cose concrete, con i piedi ben piantati a terra; orari precisi, la televisione la sera, senza sospesi, senza pensieri. Poi magari si sposano, fanno dei figli, e tutto il resto. Alla fine mi sono conformata un po' troppo, ma la gioventù può essere anche questo: non avere gli strumenti per guardarsi dentro o il coraggio di portarsi fuori.
Per Adone sono stata una dei tanti studenti passati di lì, anche perché ero così acerba, insicura, così poco preparata ad entrare davvero, che è tanto che abbia avuto l'ardire di chiedergli di laurearmi (l'unica cosa certa, e sulla quale non sarei stata disposta a transigere, era che volevo lui, perché solo con lui tutto avrebbe avuto almeno un piccolo senso). Adone invece ha lasciato un segno determinate in me, essenziale direi. E siccome a ridosso della sua morte ho scoperto che le lezioni e gli interventi che teneva sono raccolti in un podcast, grazie al benedetto spazio di ascolto che mi è concesso al lavoro, mi sono immersa nel suo "continuo pensare pensieri impensabili" e penso che non sarei dovuta andarmene mai dall'università, che forse starei bene solo lì, o in una casa nel bosco, in un convento, un eremo, o, al limite, se e quando mi andasse, raminga. In ogni caso senza tutte le cose che non servono e mi inquinano il cervello, convenzioni e doveri morali, sciocchi tarli e cianfrusaglie, che poi ti portano al bisogno di intossicarti un po', per sfuggire alla sensazione di essere in trappola. Ma la sua voce calda viene a modulare e alleggerire la coscienza, e mi dice che il senso superiore non è afferrabile, che i nostri obiettivi, i modi e i tempi si definiscono lungo la strada, che ogni punto di questo percorso è fondamentale ed è esattamente pregno di tutto quello che è stato e di tutto quello che sarà. Che mentre facciamo stiamo già realizzando, andando verso, e che la nostra logica non può nulla di fronte al movimento trasformativo che ci attraversa. E quindi sì, dobbiamo solo darci modo di fare qualcosa che sappiamo fare, che ci piace. Non c'è spazio per i se, i ma, i rimpianti, le recriminazioni, perché non ci sono propriamente un prima o un dopo. Le risposte che arrivano sempre in ritardo e mai nel momento in cui servono, le cose che si vorrebbero dire quando non ci sono ancora le parole, i treni su cui non saliamo: niente è perduto. Ok, allora va tutto bene. Il limite attiva l'ingegno, la lingua scritta libera la verità: è sempre lì, in qualche anfratto del cuore, disponibile ancora di salvezza.
Non ti conoscevo, ma ti ho guardato mentre giocavi con le parole, in uno di quei webinar che pullulavano durante il Covid, e ho pensato: una cosa così potrei farla, saprei farla. Mi sono riconosciuta attraverso di te, davanti a uno schermo (questo demonio), sì, perché lo spazio e il tempo sono irrilevanti nel cuore dell'uomo, del mondo e dell'universo. Insomma, ho visto in te una cosa buona e mi sono riaccesa. Ho sempre nel cassetto una triennale inutile, dato che per mezza vita mi sono dedicata a mescere bevande e attualmente mi sveglio all'alba per il turno in fabbrica, ma questo è il pregiudizio di chi è succube di una visione lineare della storia o di chi è troppo pieno e sicuro di sé. Io continuo a dubitare, a rielaborare minutaglie nel mio perimetro quotidiano, a sognare, a leggere, a leggerti e a provare un grande piacere mentre lo faccio. Volevo solo dirtelo: grazie, Vez!
Non conoscersi ancora è la porta spalancata su ciò che saremo, lo spirito della vita.
"Io sono colui che sarò"
ehyeh asher ehyeh
(Esodo, 3:14)
"Io sono la via, la verità e la vita"
λέγει αὐτῷ [ὁ] Ἰησοῦς· Ἐγώ εἰμι ἡ ὁδὸς καὶ ἡ ἀλήθεια καὶ ἡ ζωή· οὐδεὶς ἔρχεται πρὸς τὸν πατέρα εἰ μὴ δι’ ἐμοῦ
(Giovanni, 14,6)












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